Spesso viene da chiedersi se chi siede nei consigli di amministrazione degli enti nonprofit si renda conto della funzione basilare di questi organi e di quanto sia diversa rispetto al mondo delle aziende.
Nel profit il CdA è esecutore della volontà dei soci che rappresenta, svolge una importante funzione di indirizzo e di controllo, ma raramente ispira l’organizzazione, quasi mai si accolla l’onere di motivare lo staff moltiplicandone le energie positive.
Nel settore nonprofit il ruolo del CdA va reinterpretato. Non è ammissibile un consiglio statico, composto da persone che interpretano il loro ruolo come fossero notai, distaccati ed impassibili, lontani dal sentire dello staff e dal pubblico cui l’organizzazione si rivolge.
Se in azienda il tecnicismo può essere utile, nel nonprofit l’entusiasmo è molto più importante. Se in azienda il rispetto di regole rigorose è un valore, nel nonprofit al contrario è importante trovare il modo giusto per non ingessare l’organizzazione in una gabbia di inutili formalismi.
Se in azienda può essere normale il gioco delle maggioranze e delle minoranze, nel nonprofit si è tutti dalla stessa parte.
Capire tutto questo permette di passare dal CdA “zavorra” al CdA “motore” di sviluppo.
PC – C.E.
