Ci capita frequentemente di riscontrare che, nelle fasi iniziali di impostazione di un piano di sviluppo, oppure di un piano di raccolta fondi, uno dei criteri prevalenti nella scelta delle priorità sia privilegiare gli schemi noti, le cose già fatte, le attività più codificate.
Questo vale per lo staff interno alle organizzazioni, ma anche per le persone esterne (anche consulenti) eventualmente coinvolte.
Se sia un fatto inconscio oppure una scelta consapevole è difficile a dirsi.
Ciò che è chiaro è che si tratta di un comportamento dettato dalla necessità di avere punti di riferimento certi, di muoversi sul terreno noto delle cose già fatte o già viste, delle attività facili da identificare e da spiegare ad un interlocutore.
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Spesso viene da chiedersi se chi siede nei consigli di amministrazione degli enti nonprofit si renda conto della funzione basilare di questi organi e di quanto sia diversa rispetto al mondo delle aziende.
Nel profit il CdA è esecutore della volontà dei soci che rappresenta, svolge una importante funzione di indirizzo e di controllo, ma raramente ispira l’organizzazione, quasi mai si accolla l’onere di motivare lo staff moltiplicandone le energie positive.
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E’ proprio vero che essere leader è un mestiere difficile! In mezzo alla turbolenza e alle difficoltà bisogna avere mano salda nel guidare la propria organizzazione ed ispirare le persone; dare una immagine di sicurezza, essere punto di riferimento.
D’altra parte il vero leader nel suo intimo coltiva il dubbio, sa che diventare autoreferenziali e chiudersi in se stessi è un rischio e mai come oggi è stato importante mantenersi aperti al dialogo, al confronto, ed essere pronti ad imparare e a cambiare idea.
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Le attività di raccolta fondi raccolgono fondi per i progetti benefici delle organizzazioni nonprofit, per la loro Buona Causa.
Non è banale ripeterlo, perchè ogni Euro che non va a favore della Buona Causa e copre invece il costo dell’attività di raccolta fondi rappresenta in un certo senso un tradimento della volontà del donatore.
Non si può fare diversamente, questo è chiaro, ma bisogna vigilare attentamente e continuamente sulla incidenza di questi costi, in modo che resti la più bassa possibile. Chi dichiara costo zero non dice la verità, è chiaramente impossibile, mentre chi tollera incidenze percentuali dei costi molto alte mette a rischio la sua reputazione agli occhi dei suoi donatori. Continua »
Chi ha conosciuto e lavorato con Don Oreste Benzi dice che spesso lo si sentì dire: “le cose belle prima si fanno poi si pensano!”
Bellissima frase, che afferma il primato del cuore sul cervello, pur senza negare un ruolo a quest’ultimo. Nel nonprofit è proprio così, molte cose non verrebbero neppure tentate se ci si fermasse troppo a lungo a rifletterci sopra.
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