Bisogna vendere….
….e quindi la tecnica prende il sopravvento, le persone diventano numeri, le storie diventano tutte uguali, il dolore diventa banale.
Ma di cosa si tratta, di cinema?
Oppure di bieche multinazionali che cercano di trarre vantaggio dall’ingenuità del cliente?
No, niente di tutto questo...si tratta del direct mailing utilizzato per raccogliere fondi.
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Ci capita frequentemente di riscontrare che, nelle fasi iniziali di impostazione di un piano di sviluppo, oppure di un piano di raccolta fondi, uno dei criteri prevalenti nella scelta delle priorità sia privilegiare gli schemi noti, le cose già fatte, le attività più codificate.
Questo vale per lo staff interno alle organizzazioni, ma anche per le persone esterne (anche consulenti) eventualmente coinvolte.
Se sia un fatto inconscio oppure una scelta consapevole è difficile a dirsi.
Ciò che è chiaro è che si tratta di un comportamento dettato dalla necessità di avere punti di riferimento certi, di muoversi sul terreno noto delle cose già fatte o già viste, delle attività facili da identificare e da spiegare ad un interlocutore.
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Spesso viene da chiedersi se chi siede nei consigli di amministrazione degli enti nonprofit si renda conto della funzione basilare di questi organi e di quanto sia diversa rispetto al mondo delle aziende.
Nel profit il CdA è esecutore della volontà dei soci che rappresenta, svolge una importante funzione di indirizzo e di controllo, ma raramente ispira l’organizzazione, quasi mai si accolla l’onere di motivare lo staff moltiplicandone le energie positive.
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E’ proprio vero che essere leader è un mestiere difficile! In mezzo alla turbolenza e alle difficoltà bisogna avere mano salda nel guidare la propria organizzazione ed ispirare le persone; dare una immagine di sicurezza, essere punto di riferimento.
D’altra parte il vero leader nel suo intimo coltiva il dubbio, sa che diventare autoreferenziali e chiudersi in se stessi è un rischio e mai come oggi è stato importante mantenersi aperti al dialogo, al confronto, ed essere pronti ad imparare e a cambiare idea.
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Le attività di raccolta fondi raccolgono fondi per i progetti benefici delle organizzazioni nonprofit, per la loro Buona Causa.
Non è banale ripeterlo, perchè ogni Euro che non va a favore della Buona Causa e copre invece il costo dell’attività di raccolta fondi rappresenta in un certo senso un tradimento della volontà del donatore.
Non si può fare diversamente, questo è chiaro, ma bisogna vigilare attentamente e continuamente sulla incidenza di questi costi, in modo che resti la più bassa possibile. Chi dichiara costo zero non dice la verità, è chiaramente impossibile, mentre chi tollera incidenze percentuali dei costi molto alte mette a rischio la sua reputazione agli occhi dei suoi donatori. Continua »
Chi ha conosciuto e lavorato con Don Oreste Benzi dice che spesso lo si sentì dire: “le cose belle prima si fanno poi si pensano!”
Bellissima frase, che afferma il primato del cuore sul cervello, pur senza negare un ruolo a quest’ultimo. Nel nonprofit è proprio così, molte cose non verrebbero neppure tentate se ci si fermasse troppo a lungo a rifletterci sopra.
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Un interessante convegno a Milano presso Fondazione Cariplo ha affrontato di recente il tema fundraising ed università.
Di sicuro sono emersi due aspetti: l’estremo bisogno di risorse ed il ritardo accumulato rispetto alle realtà straniere. Continua »
Ogni tanto fa bene ascoltare persone che credono nei miracoli, e ne parlano in un modo tanto coinvolgente….
Madre Angela, fondatrice e superiora dell’ordine delle Sorelle di Marta e Maria è una di quelle persone che lasciano il segno. Catapultata in Italia in una nebbiosa serata invernale parla decisa e sicura come se fosse a casa sua a Esquipulas in Guatemala. Non segue la scaletta prevista, non risponde alle domande; dice quello che vuole dire con grande intensità.
Per chi si occupa di coordinare un progetto, aggregare delle persone, comunicare in modo efficace si pone il problema di come incanalare in modo efficace questa fantastica energia. Oppure forse è energia che è meglio non provare neppure ad imbrigliare, ma va piuttosto seguita ed assecondata?
I nostri schemi mentali, meccanici e ripetitivi, spesso non aiutano a rapportarsi coi miracoli.
PC – C.E.
Ci capita spesso di incontrare un approccio al fund raising che potremmo definire “culinario”. Il punto di partenza di chi lo propone è che fare fundraising è come stare in cucina, con tutti gli ingredienti a disposizione.
Si presenta alla organizzazione nonprofit il menù del giorno, da cui non si può derogare e si propone ovviamente la classica struttura primo-secondo-dolce, scelti non secondo i gusti (cioè le necessità dell’organizzazione), ma secondo gli ingredienti che abbiamo in cucina (cioè quello che sappiamo o possiamo fare).
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Internet: quante parole! Fiumi di parole, tutti i giorni, tutto il giorno!
Tante idee utili ma anche tante parole sprecate. L’impressione strana è che tutti contribuiscano ad aumentare il numero dei punti di vista, ad ampliare il quadro, a mettere in dubbio quanto apparentemente consolidato, ma pochi, pochissimi aiutino a fare sintesi, orientarsi, capire, costruirsi opinioni utili.
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