Fund raising: sapere valorizzare il processo

27 settembre 2009

Il fund raising è una attività caratteristica di tutte le organizzazioni nonprofit, nessuna esclusa. Ciascuna la interpreta e sviluppa in modo diverso, valorizzando i propri punti di forza (competenze interne, relazioni, visibilità sul territorio di riferimento, ecc. ecc.).

Per valutarne appieno la complessità potremmo paragonare il fund raising  alla somma delle attività svolte dal settore marketing e dal settore vendite in una azienda. Prosegui la lettura…

Paolo Celli Fund Raising Lab, Organizzazione

Un libro importante

19 maggio 2009

In marzo è stato pubblicato da De Agostini un libro importante per chi voglia capire il fenomeno Internet analizzandolo da una prospettiva nuova. Il titolo è “Dilettanti.com” è l’autore è Andrew Keen (www.cultoftheamateur.com).

Copertina delledizione inglese

Copertina dell'edizione inglese

Il sottotitolo è già un programma: “Come la rivoluzione del web 2.0 sta uccidendo la nostra cultura e distruggendo la nostra economia”.

Questo libro è importante per due motivi.

Innanzitutto perchè si levano troppe voci acriticamente a favore di Internet e quasi mai ci si imbatte in una critica dura e ragionata su alcuni aspetti della rete che non siano il rischio pedofilia oppure i potenziali problemi di privacy.

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Paolo Celli 360° world, Fund Raising Lab

Fund raising a base zero: le premesse / 2°parte

27 aprile 2009

Il zero-based fund raising parte da un foglio bianco, davanti a noi.
Un foglio bianco, perché?
Perché lo scenario oggi è diventato talmente complicato e mutevole, in tutti i campi, che sapere gestire bene un foglio bianco può diventare la nostra principale e più preziosa abilità.
In un recente articolo sul numero di aprile della innovativa rivista inglese Monocle (www.monocle.com) Joshua Cooper Ramo, direttore della agenzia Kissinger Associates, una delle più importanti a livello mondiale nel campo della interpretazione degli scenari geo-strategici, afferma:
“La prima cosa da fare è sedersi, trovare qualcosa a cui tieni e cominciare a pensare a cosa tu metteresti su un foglio bianco di carta come soluzione ideale al problema”.

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Paolo Celli Fund Raising Lab

Fund raising e ricette di cucina

19 aprile 2009

Dal blog “Riflessioni”, all’interno del sito di Centrale Etica, riprendiamo un tema di grande attualità:

Ci capita spesso di incontrare un approccio al fund raising che potremmo definire “culinario”. Il punto di partenza di chi lo propone è che fare fundraising è come stare in cucina, con tutti gli ingredienti a disposizione.

Si presenta alla organizzazione nonprofit il menù del giorno, da cui non si può derogare e si propone ovviamente la classica struttura primo-secondo-dolce, scelti non secondo i gusti (cioè le necessità dell’organizzazione), ma secondo gli ingredienti che abbiamo in cucina (cioè quello che sappiamo o possiamo fare).

Poi una volta avuto l’ordine si mescolano gli ingredienti standard (cioè la strumentazione tecnica di riferimento) e con quella si fa tutto, tanto il pomodoro è sempre pomodoro e il parmigiano è sempre parmigiano. Un pizzico di questo, un pizzico di quello….fatto!

Purtroppo il fund raising non è un pranzo al ristorante, e i menù preconfezionati e adattati al gusto del cliente giusto con un pizzico di sale in più lasciano il tempo che trovano.

Noi riteniamo invece che fare fund raising voglia dire avere il coraggio di presentarsi alle organizzazioni con un foglio bianco, i cui contenuti andranno costruiti assieme, analizzando con serietà  il contesto e concordando un percorso chiaro verso un obiettivo che a priori un esterno come il consulente di fund raising non può conoscere.

E’ chiaro che questo è un approccio più “scomodo” e responsabilizzante.

Invece stare seduti a tavola ad aspettare il cameriere illude di potere ricevere la soluzione ai propri problemi sotto forma di una minestrina riscaldata, forse non molto buona ma certo rassicurante, senza fatica nè mali di testa.

Tutto cò è impossibile, è una illusione che ha creato e creerà  certo molti danni nelle organizzazioni.

PC - C.E.

Paolo Celli Fund Raising Lab, In breve

Fund raising a base zero: le premesse

19 aprile 2009

Al prossimo Festival del Fund Raising, che avrà luogo a Castrocaro Terme (FC) i giorni 7, 8 e 9 maggio, terrò una presentazione dal titolo “Zero-based Fund Raising: come fare raccolta fondi partendo da un foglio bianco e con poche risorse da investire”.

Cosa significa raccolta fondi a base zero?

Il punto di partenza è la metodologia di planning, ampiamente utilizzata nelle aziende, del budget a base zero. Si tratta in pratica di ribaltare l’impostazione classica di tipo incrementale in base alla quale, se quest’anno la mia azienda ha fatturato x, l’anno prossimo fatturerà x +/- tot percento; se quest’anno ha avuto costi per y, l’anno prossimo presumibilmente i costi saranno y +/- tot percento.

Nella logica “a base zero” si ragiona invece partendo da zero, cioè supponendo di non avere storia alle spalle, ponendosi di fronte ad un foglio bianco da riempire con idee e progetti che valorizzino al massimo i nostri punti di forza ed i trend che ci aspettiamo si verifichino nel nostro contesto di riferimento.

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Paolo Celli Fund Raising Lab

Oltre la sponsorizzazione

19 aprile 2009

Un interessante articolo di Valeria Cantoni, docente all’Università Cattolica di Milano e pubblicato sulla rivista “L’Impresa” edita da Il Sole 24ore (n°1-2009), propone un ampliamento di visuale rispetto al tema del rapporto fra aziende ed arte, che ci porta oltre il modello della sponsorizzazione.

La tesi, assolutamente condivisibile, è che oggi manchi una visione strategica del rapporto impresa e cultura, che porti al superamento della episodicità e costruisca invece i presupposti per un reciproco rafforzamento nel medio e lungo termine, a beneficio di tutta la collettività.

DA un rapporto a due impresa-cultura, si passerebbe ad rapporto molto più articolato a tre impresa-cultura-territorio.

L’approccio più giusto sarebbe quindi sviluppare il concetto di investimento mirato alla creazione di un valore che non è solo economico ma è anche valore etico, estetico, educativo, guardando al di là della pura e semplice veicolazione di un marchio.

Se poi l’impatto positivo sulla collettività fosse una argomentazione troppo lontana dal sentire dei vertici aziendali, vengono individuate almeno 5 categorie di benefici concreti per l’azienda:

  • comunicazione esterna
  • comunicazione interna
  • formazione del capitale umano
  • investimento
  • innovazione.

L’elemento molto interessante è che si può ipotizzare uno scambio molto più ampio e proficuo di quello implicito nel meccanismo della pura e semplice sponsorizzazione, dove anche il versante culturale può mutuare dalla interazione con l’impresa modelli organizzativi, economici e strategici nuovi.

Paolo Celli

Centrale Etica Lab

Paolo Celli In breve, Sponsor Lab

Elogio della umile to-do-list / 2°parte

9 aprile 2009

Proseguendo nell’esame delle caratteristiche della “lista della spesa”, cioè la cara vecchia to-do-list, per vedere se e come può esserci utile per risolvere problemi di gestione di attività complesse, completiamo la nostra analisi notando che:

  • una buona lista è veloce da aggiornare
  • una buona lista è maneggevole
  • una buona lista è unica.

Sono naturalmente tutte questioni abbastanza ovvie, ma hanno una certa importanza a livello pratico; ci permettono infatti di non perdere tempo, di portarci dietro la nostra lista (in tasca, in mezzo all’agenda, attaccata al cruscotto dell’auto) e di non confonderci mescolando la lista di ieri con quella di oggi, ad esempio. Prosegui la lettura…

Paolo Celli Fund Raising Lab, Organizzazione, Sviluppo personale

I rischi della “caccia allo sponsor”

8 aprile 2009

La ricerca di sponsor  da parte di molte organizzazioni nonprofit assume spesso un carattere frenetico, tanto da diventare una specie di “caccia allo sponsor”, poco meditata e molto orientata al raggiungimento di risultati nel brevissimo termine. Non c’è tempo per pianificare, per costruire un percorso ragionato, per selezionare i contatti e calibrare la comunicazione. Bisogna correre e quel che verrà verrà. Bisogna buttarsi, incrociando le dita.

Si corre fino alla fine il rischio di non riuscire a coprire i costi, si vive male, si accumula stress.

E malgrado tutto questo i risultati sono quasi sempre inferiori alle aspettative, nel senso che, se anche si riesce a coprire i costi in extremis :

  • non viene valorizzato ciò che si intende farsi sponsorizzare, ma anzi lo si svilisce
  • nascono forzature inefficaci e/o dannose cercando di coinvolgere un target di aziende inadatto
  • non si creano relazioni durature con gli sponsor, si rimane a livello episodico
  • ci si espone al rischio di pericolosi equivoci anche sul piano economico, a causa di accordi conclusi in modo affrettato.

Perchè ci si trova in questa situazione?

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Paolo Celli Sponsor Lab

Sponsor e nonprofit: serve un ponte

28 marzo 2009

Favorire la collaborazione fra aziende e mondo nonprofit implica costruire un ponte fatto di conoscenza e di fiducia reciproca, nel rispetto delle differenze e dei ruoli.

La sponsorizzazione è un tipico esempio di  questo tipo di collaborazione e lo scopo di questo articolo è chiarire quali sono i presupposti perchè un progetto di sponsorizzazione proposto dal nonprofit possa essere preso in considerazione dalle aziende.

Innanzitutto “progetto”, non solo “oggetto”

Il punto di partenza della sponsorizzazione è certamente l’”oggetto”, cioè l’evento che crea visibilità; ciò che si presenta però è un “progetto”, cioè non un pacchetto preconfezionato quanto piuttosto un percorso progettuale che acquisisce forza e chiarezza dal confronto, dalla condivisione di idee, dalla percezione dei bisogni e delle logiche del partner.

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Paolo Celli Sponsor Lab

Elogio della umile to-do-list / 1°parte

25 marzo 2009

Cosa c’è di più umile e di più efficace della lista della spesa?

Non ha pretese, non ha fronzoli, vi dice solo quello che serve ed è perfettamente funzionale allo scopo, cioè selezionare ciò che serve ed aiutarvi a non dimenticare nulla.

Spesso ciò che serve per impostare una attività complessa è solo una lista della spesa, rivista e corretta. Non c’è bisogno di elaborare documenti sofisticati, multilivello, pieni di informazioni che poi non risulteranno utilizzabili. Conviene partire da una semplice to-do-list, curando però che comprenda gli elementi giusti, niente di più e niente di meno di quello che vi servirà.

La domanda che nasce spontanea è: uno strumento così semplice può essere veramente d’aiuto nella gestione efficace di attività complesse come il fundraising?

La risposta è: sì, basta capire la logica della to-do-list ed adattarla a ciò che dobbiamo fare.

Vediamo di motivare questa affermazione, procedendo per passi e chiarendo cos’è una to-do-list, cosa può fare e cosa non può fare. Prosegui la lettura…

Paolo Celli Fund Raising Lab, Organizzazione, Sviluppo personale