Fund raising: sapere valorizzare il processo
Il fund raising è una attività caratteristica di tutte le organizzazioni nonprofit, nessuna esclusa. Ciascuna la interpreta e sviluppa in modo diverso, valorizzando i propri punti di forza (competenze interne, relazioni, visibilità sul territorio di riferimento, ecc. ecc.).
Per valutarne appieno la complessità potremmo paragonare il fund raising alla somma delle attività svolte dal settore marketing e dal settore vendite in una azienda. Già questo dovrebbe dare una idea di quanto il fund raising sia articolato e potenzialmente complesso, nel momento in cui di devono gestire numerose attività concatenate a partire dalla creazione dei contatti fino alla consuntivazione della donazione ricevuta (che è la “vendita”, per la organizzazione nonprofit). Spesso queste attività si svolgono in parallelo, visto che le campagne di raccolta fondi si susseguono e mentre se ne completa una spesso si sta già lavorando alla successiva.
Per tenere sotto controllo l’attività di fund raising e migliorarne l’efficacia dobbiamo ricordare come la raccolta fondi sia un processo e, come tale, sia caratterizzato da INPUT (cioè gli elementi di partenza su cui si lavora) e OUTPUT (cioè gli elementi in uscita, gli obiettivi che ci si prefigge).
Ragionando a ritroso il raggiungimento dell’output voluto dipenderà da come ha funzionato il processo che è stato messo in atto per elaborare gli elementi di partenza. Schematicamente:
INPUT >> PROCESSO DI TRASFORMAZIONE >> OUTPUT
dove però questa situazione “a regime” viene costruita con un ragionamento che struttura e dimensiona il processo partendo dal fondo, cioè dai risultati attesi, e tiene conto dei vincoli, cioè degli input disponibili e del tipo di processo di trasformazione che l’organizzazione è in grado di impostare e di gestire.
Cosa vuole dire ragionare per processi? Vuole dire superare la visione dell’organizzazione come di un insieme di ruoli, di caselle di un ipotetico organigramma. Ragionare sui processi implica il passaggio da una visione statica dell’organizzazione ad una dinamica; da una visione a compartimenti stagni ad una visione integrata ed interconnessa.
Il processo rappresenta il fluire delle cose, lo sviluppo delle attività. Permette di eliminare burocrazia, aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e a limitare le dispersioni e la ripetizione inefficace di schemi superati.
Abbiamo a disposizione 2 tipi di interventi per ottenere l’output desiderato:
- aumentare e migliorare gli input
- migliorare il processo.
Per fare questo è importante chiarire a priori quali sono le varie categorie di input e di output in gioco. E’ un passaggio necessario per evitare di considerare il fund raising come una attività in cui i fattori rilevanti sono solo di tipo economico.
Gli input e gli output caratteristici di un processo di fund raising possono essere così riassunti:
| Categorie di Input | Input |
| Strategici | Mission / Buona Causa, obiettivi strategici |
| Operativi | Progetti da finanziare |
| Economici | Budget dei costi, budget delle risorse disponibili |
| Organizzativi | Team (persone + tempo disponibile per il FR), competenze |
| Reputazionali | Storia, posizionamento nel territorio di riferimento, visibilità |
| Relazionali | Data Base |
| Categorie di Output | Output |
| Strategici | Mission / Buona Causa rafforzati e condivisi, obiettivi strategici chiari e condivisi |
| Operativi | Chiarimento delle reali necessità economiche |
| Economici | Fondi raccolti, beni equivalenti, tempo (volontariato) |
| Organizzativi | Prassi gestionali interne più efficaci, coinvolgimento |
| Reputazionali | Posizionamento più forte nel territorio di riferimento, accresciuta visibilità |
| Relazionali | Data Base potenziato |
Da questo quadro complessivo si capisce facilmente come gli aspetti meramente economici siano sì importanti ma non siano gli unici.
In realtà le ricadute positive di un processo di fund raising ben gestito sono numerose e di grande importanza, prima fra tutte la possibilità di aumentare il grado di chiarezza e di condivisione interna della Buona Causa.
Ciascuno di questo input ed output meriterebbe un ragionamento a sè e la messa a fuoco di un risultato quantificato e misurabile a cui si aspira.
Le tabelle riportate sopra possono essere un utile strumento operativo nel momento in cui vengano convertite in check-list da impiegare nelle fasi di planning delle attività.
Paolo Celli
CentraleEtica Lab

