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Diciannove: ma quanto raccoglieremo quindi?

Quanto raccoglieremo, quale è il nostro potenziale di raccolta fondi?

Domanda lecita, per carità , ma difficilissima.

Innanzitutto va detto che, essendo il fund raising un investimento sia di risorse economiche che umane, il ritorno che ci si può attendere è chiaramente commisurato a quanto si è investito inizialmente.

In secondo luogo, come per tutti gli investimenti, i ritorni possono essere non immediati e quindi il “quanto” va sempre rapportato ad un “quando”.

Detto questo vanno soppesati almeno 4 aspetti, che cambiano enormemente da organizzazione ad organizzazione.

Al centro naturalmente c’è la Buona Causa. Come è giusto non ci sono BC migliori e BC peggiori, ci sono però sicuramente BC più efficaci e BC meno efficaci. Ce ne sono alcune che fanno presa e coinvolgono da subito, altre che necessitano di una presa di coscienza lenta, di essere conosciute dall’interno per essere apprezzate.Poi c’è il contesto esterno, cioè la collettività, il territorio di riferimento, il pubblico, le organizzazioni “concorrenti”, gli eventi che attraggono e “distraggono”. Ogni organizzazione si confronta con un contesto esterno diverso, che per giunta cambia secondo logiche che è importante capire.

Terzo aspetto è il contesto interno all’organizzazione, cioè la sua capacità  operativa, le sue competenze, la disponibilità  di risorse umane ed economiche, la sua capacità  di pianificare il suo futuro.

Quarto aspetto è il contributo degli esterni (consulenti, volontari, amici, donatori già acquisiti) in termini di idee, di consigli, di contatti utili. Le organizzazioni hanno bisogno di “agevolatori” che facciano da ponte con il contesto esterno e aiutino a fare network.

Difficile dire quale di questi aspetti sia il più importante ai fini della raccolta fondi.

La cosa migliore è cercare di presidiare tutti e 4 i fronti senza disperdersi, valutando obiettivamente i propri punti di forza e di debolezza ed individuando via via le criticità  su cui intervenire.

La risposta insomma è difficile, anche perchè la domanda così posta è troppo generica.

D’altra parte azzardare stime è doveroso ma anche pericoloso: si possono suscitare facili entusiasmi o viceversa demoralizzare le persone smorzando la loro carica positiva e la loro voglia di fare.

Cosa fare?

Meglio ragionare sulle singole campagne di raccolta fondi o le singole attività . Meglio ragionare per progetto, cercando di contestualizzare il più possibile il ragionamento.

Meglio ragionare sui trend, su una crescita di medio periodo rispetto ad un punto di partenza consolidato.

Quando poi la raccolta fondi sarà  consolidata e ci sarà  uno storico con dei dati attendibili ed una base di donatori fidelizzati, allora sarà possibile sbilanciarsi in previsioni, tenendo sempre presente che la regola migliore è “non dare mai nulla per scontato”.

PC – C.E.

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