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Ventisei: brivido etico

Le attività  di raccolta fondi raccolgono fondi per i progetti benefici delle organizzazioni nonprofit, per la loro Buona Causa.

Non è banale ripeterlo, perchè ogni Euro che non va a favore della Buona Causa e copre invece il costo dell’attività  di raccolta fondi rappresenta in un certo senso un tradimento della volontà del donatore.

Non si può fare diversamente, questo è chiaro, ma bisogna vigilare attentamente e continuamente sulla incidenza di questi costi, in modo che resti la più bassa possibile.  Chi dichiara costo zero non dice la verità, è chiaramente impossibile, mentre chi tollera incidenze percentuali dei costi molto alte mette a rischio la sua reputazione agli occhi dei suoi donatori.

Ci sono attività  di raccolta fondi come gli eventi ed il direct mailing su larga scala che presentano questo problema in modo molto evidente. Spesso ci capita di incontrare organizzazioni rimaste “scottate” da un evento che è costato 100 ed ha incassato 90, oppure mal consigliate da tecnici del direct mailing che continuano a suggerire investimenti consistenti per allargare la base dei donatori, convincendole di fatto a spendere quasi tutto ciò che ottengono come donazione in altre lettere, altri gadget, altre spedizioni.

Bisogna fare attenzione anche a ragionamenti insidiosi come il cosiddetto lifetime value, secondo i quali è logico reinvestire oggi nella promozione tutto ciò che si raccoglie come donazione, perchè i donatori fidelizzati doneranno in futuro molto di più di quanto non costi oggi attivarli.

Questo è un tipico ragionamento da azienda profit trasportato di peso nel nonprofit; le regole purtroppo (o per fortuna) non sono le stesse, per cui malgrado il lifetime value, il dato di fatto è che oggi il denaro del donatore non va a finanziare il progetto per il quale è stato chiesto, e questo crea un problema etico che a livello aziendale non esiste, ma nel nonprofit può essere devastante.

PC – C.E.

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