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Ventinove: il punto di partenza

Ci capita frequentemente di riscontrare che, nelle fasi iniziali di impostazione di  un piano di sviluppo, oppure di un piano di raccolta fondi, uno dei criteri prevalenti nella scelta delle priorità sia privilegiare gli schemi noti, le cose già fatte, le attività più codificate.

Questo vale per lo staff interno alle organizzazioni, ma anche per le persone esterne (anche consulenti) eventualmente coinvolte.

Se sia un fatto inconscio oppure una scelta consapevole è difficile a dirsi.

Ciò che è chiaro è che si tratta di un comportamento dettato dalla necessità di avere punti di riferimento certi, di muoversi sul terreno noto delle cose già fatte o già viste, delle attività facili da identificare e da spiegare ad un interlocutore.

Chi si occupa di raccolta fondi molto spesso si rifugerà nelle attività più consolidate e codificate, cioè il direct mailing e gli eventi.

Sembra quasi che al di fuori di questi due strumenti la raccolta fondi non esista, o sia inefficace.

La caratteristica fondamentale di una corretta fase di pianificazione, invece, dovrebbe essere l’analisi obiettiva della situazione e delle esigenze, diffidando delle soluzioni preconfezionate che le nostre esperienze passate ci propongono.

In realtà l’approccio più pericoloso è proprio la replica continua di vecchi schemi, applicandoli in modo acritico ad un contesto che cambia ogni giorno.

PC – C.E.

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