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Trentuno: Io scelgo tutto

Sono nato a Banja Luka, in Bosnia Erzegovina, nel 1965 dove mi sono diplomato al Liceo artistico e dove ho lavorato come grafico e illustratore in un giornale.
Nel 1991 arrivo Italia a causa della guerra. Dopo circa un anno nasce il mio primo vero ciclo intitolato Tutti i miei autunni. Una specie di autobiografia, ricapitolazione, espressione della mia nuova identità, dell’unità della mia vita che abbraccia il passato ed il presente. Autunno assunto a metafora dei momenti forti, importanti, intensi: l’inizio dell’anno scolastico, la luce calda ma non scottante di settembre, i colori accesi delle foglie, la fuga dalla guerra e l’arrivo in Italia…

Poi nascono i cieli stellati. Nascono da un segnalibro per una ragazza, che ora è mia moglie. Una scacchiera con varie tonalità di blu ed alcune stelle gialle. Semplice, allegro, gioioso. Così ne dipingo diverse versioni, il significato diventa sempre più serio, si aggiungono nuovi elementi: il verde, per rappresentare la terra, che fa parte di questo cielo – universo, le stelle come finestre dell’infinito. La scacchiera blu/verde è la scenografia di questo mondo; le stelle sono i buchi, gli anticipi di quell’infinito che sta dietro e che si vedrà tutto solo alla fine, quando il telo sarà arrotolato.

La prima serie dei volti è il frutto dell’incontro con le icone. I volti sono solo accennati, il vero protagonista è la sensibilità con la quale è trattata la superficie pittorica. Nella seconda serie i volti sono stilizzati; sono la rappresentazione delle corrispondenze che ci sono tra l’uomo e il mondo, tra l’invisibile e il visibile.

L’ultimo grande ciclo è Il giardino. Il giardino è un luogo soprattutto bello, vitale, positivo. È il risultato dell’interazione tra l’uomo e la natura (la casa è tutta mia, la selva è tutta non mia, il giardino sta in mezzo), è il luogo di incontri e rapporti, ma anche il luogo di meditazione. Una poesia haiku recita: giorno di primavera / si perde lo sguardo in un giardino / largo tre piedi. I rapporti delle superfici, le proporzioni, le corrispondenze e le simmetrie indicano un ordine, un disegno che sta all’origine di tutto. In molti quadri della serie si cela un volto (fatto da un albero e la sua ombra) – il mondo come rivelazione.

In mezzo a questi grandi cicli (Tutti i miei autunni è l’unico che considero concluso) ci sono anche altri quadri, altre storie, altri temi: Miracoli, Misteri, Primavere, Croci e tanti altri senza titolo (perché l’immagine nasce prima della parola).

Il movente di tutta la mia attività artistica è la tensione religiosa, tensione verso l’infinito; è vivere avendo presente l’ultimo orizzonte, inteso come profondità e non come lontananza.
Una caratteristica presente in quasi tutte le opere è la moltitudine delle pennellate, dei tratti, a significare il tempo, vissuto istante per istante. I quadri hanno una lavorazione lenta, ogni macchia di colore è posta coscientemente per non perdere nessun attimo della vita, perché la felicità è qui ed ora. Per questo i miei quadri trattano essenzialmente la quotidianità, non i grandi eventi, ma la vita nascosta, la semplicità e l’apparente povertà dell’ordinario.

La storia è rappresentata dalla sovrapposizione dei colori; il sottodipinto è l’origine, l’antefatto di ciò che sta sopra. Questa tecnica crea anche un dinamismo interno: nessuno è solo, tutto sta nei rapporti.

Ho fatto molte cose, diverse tra di loro, nessuna delle quali da sola è esaustiva. Sono tutte le mie. Io scelgo tutto.

IGOR BOBAN

igor.boban@tele2.it

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