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Trentatrè: banalizzare il dolore

Bisogna vendere….

….e quindi la tecnica prende il sopravvento, le persone diventano numeri, le storie diventano tutte uguali, il dolore diventa banale.

Ma di cosa si tratta, di cinema?

Oppure di bieche multinazionali che cercano di trarre vantaggio dall’ingenuità del cliente?

No, niente di tutto questo...si tratta del direct mailing utilizzato per raccogliere fondi.

Non di tutto il DM, chiaro, ma di una parte significativa di esso.

Fate un esperimento: prendete una serie di lettere che abbiate ricevuto da una qualche organizzazione, e mettetele in fila sul vostro tavolo. Se riuscite a leggerle tutte di seguito senza provare noia, senza chiedervi “ma cosa mi stanno raccontando?”, allora è probabile che siate di fronte alle proposte di una organizzazione seria, gestite da professionisti seri.

Se invece già alla seconda lettera non potrete fare a meno di percepire un fastidioso “effetto fotocopia”, beh allora siete di fronte al tipico prodotto “furbo”, costruito su misura per portare a casa un risultato economico senza badare più di tanto alla Buona Causa, che a questo punto viene ridotta a poco più di una scusa per potere chiedere soldi a qualcuno.

Provate a fare lo stesso esperimento anche confrontando i mailing di organizzazioni diverse e valutate i risultati del confronto…..

Quelle che possono essere regole di comunicazione del tutto condivisibili per migliorare l’efficacia del messaggio vengono applicate in modo talmente ripetitivo in ogni contesto che alla fine il catastrofismo a tutti i costi porta alla risata più che alla commozione.

Ogni secondo muore un bambino, crolla un monumento, secca un albero, viene uccisa una balena, c’è una operazione chirurgica da fare, un orso da salvare…..

Basta banalizzare il dolore!

PC – C.E.

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