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Trentasette: conosci i tuoi amici?

La raccolta fondi è interessante anche perchè fa riflettere.

Vi è mai capitato di  riflettere a fondo sull’amicizia, sugli amici?

Ecco cosa vi può capitare.

Supponiamo che vogliate organizzate una cena, un piccolo evento: volete dare una mano ad una organizzazione nonprofit, gente in gamba, che conoscete bene.

Vi siete fatti contagiare dal loro entusiasmo, dal loro essere così spontanei e diretti….

A questo punto, voi pensate, “chi potrà tirarsi indietro, quando chiamerò a raccolta i miei amici, quando proporrò loro di sostenere questa cosa che mi ha entusiasmato tanto?”

E qui iniziano le sorprese, o meglio le delusioni.

Molti declinano il vostro invito, a volte accampando scuse poco credibili. Altri addirittura non vi rispondono, e non è questione di e-mail (“sai, quella di casa non la guardiamo mai…”).

Neanche chi normalmente risponde in 30 secondi ad un sms per andare a prendere un aperitivo sembra essere interessato a dare un cenno di risposta al vostro messaggio sul telefonino…..

Cosa sta succedendo?

Due cose almeno sono certe:

  • state peccando di autoreferenzialità, una “malattia” molto comune nel nonprofit, che porta a pensare che ciò che è Buona Causa per noi lo sia automaticamente per tutti gli altri.
  • poi sicuramente non state comunicando bene, dando troppe cose per scontate, usando il mezzo sbagliato, i tempi non giusti, mandando messaggi piatti, a tutti lo stesso.

Oltre a ciò c’è anche un altro problema, ancora più grosso: noi tutti non conosciamo veramente gran parte delle persone che frequentiamo.

E’ un problema che ci riguarda tutti, è un fatto inquietante, un fatto grave, ma non ci pensiamo quasi mai perchè raramente andiamo oltre la superficie della quotidianità.

Anche i nostri amici spesso li conosciamo superficialmente, NON bene.

Pensiamoci un attimo: quanti discorsi banali, ripetitivi (tempo, partita, figli, scuola, palestra, crisi, ufficio,….) che hanno il solo scopo di riempire vuoti altrimenti imbarazzanti, senza significati particolari?

Fantastica, la raccolta fondi, perchè ci pone in situazioni in cui la condivisione (o NON condivisione) di una esperienza forte permette di verificare l’esistenza (o l’assenza) di un vero sentire comune, che è la base della amicizia vera, quella che va oltre l’happy hour.

PC – C.E.

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