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Quarantuno: Good News

Mi arriva una newsletter il cui titolo è “Good News Agency”.

Un’altra si intitola “Happy Manager”.

Titoli che mi piacciono: finalmente qualcosa di positivo, una visione delle cose che porta da qualche parte, una proposta costruttiva.

Qualche tempo fa lessi dell’idea di fare un telegiornale di sole notizie positive. Una provocazione, chiaramente, ma molto adatta al contesto in cui viviamo, in cui spesso fa notizia solo ciò che aggredisce, turba, sconvolge…..

Ho appena cestinato (nel vero senso della parola) un libro recensito in modo entusiastico sulle pagine del Corriere della Sera, il cui autore è un emergente di spicco e il cui protagonista viene definito dal critico di turno “il più grande eroe dei giorni nostri”. Breve giro su Internet, c’è già chi parla apertamente di capolavoro.

Lasciando da parte il discorso del conformismo imperante a livello culturale, che ci porterebbe lontano, la cosa triste è che il protagonista del libro non è altro che un cialtrone la cui vita insulsa e degenere in realtà non porta da nessuna parte.

Non si tratta quindi di abiezione come condizione dolorosa che porta poi al riscatto e ad una prospetiva di vita migliore. C’è invece la scelta consapevole di vivere una vita che è un vicolo cieco; c’è tutto quanto di negativo può essere immaginato, totalmente e definitivamente fine a se stesso, senza alcuna prospettiva di cambiamento, senza tensione verso qualcosa di utile, di buono, di sensato….

Nasce spontaneo il paragone col mondo nonprofit: il nonprofit nasce perchè c’è una visione positiva, ci sono dei valori, c’è la voglia di cambiare il mondo, e cambiarlo in meglio.

Chi si compiace di proporre visioni del mondo meschine, come questo presunto genio letterario, dovrebbe forse scendere dal suo piedistallo, rimboccarsi le maniche, e confrontarsi con i problemi reali per cercare di risolverli. Il vero nonprofit invece respira aria pura, vive spesso in mezzo ai problemi ma li affronta a viso aperto perchè crede che qualcosa di meglio sia possibile.

Quando ci presentiamo a chiedere sostegno ricordiamoci che questo è ciò di cui la gente ha bisogno, ciò che si aspetta da noi.

PC – C.E.

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