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Quarantatrè: sentire senza ascoltare

Spesso ci si imbatte nella autoreferenzialità del nonprofit.

Autoreferenzialità significa porsi al centro del mondo, assieme alla propria organizzazione, alla propria Buona Causa; significa  andare avanti decisi, a tutti i costi, refrattari allo scetticismo altrui o alle trappole della quotidianità.

Da un lato, questo è ciò che spesso permette al nonprofit di raggiungere i grandi risultati che raggiunge; è ciò che muove i leaders carismatici che trainano le folle….

D’altra parte, però, la autoreferenzialità è anche un grosso problema.

Rende difficile l’aiuto dall’esterno, il supporto. Spesso ostacola il dialogo.

Spesso si parla, si parla; si sente, ma non ci si ascolta.

Spesso rende difficile, se non impossibile, il comunicarsi, poichè le organizzazioni pensano che il loro messaggio sia chiaro a tutti ed apprezzato senza bisogno di sforzarsi a spiegarlo.

Per chi dall’esterno voglia cercare di rendersi utile, voglia affiancare efficacemente una organizzazione nello sviluppo di una attività complessa come la raccolta fondi, essere in grado di individuare e gestire la autoreferenzialità è una capacità importante.

In fin dei conti si tratta di trovare un compromesso equo: aprirsi agli altri senza tradire se stessi, proporre valori senza svenderli, leggere la realtà circostante ruscendo per un attimo a immedesimarsi nel nostro prossimo.

PC-C.E.

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