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Quarantasei: occhi

E’ impossibile non notare l’importanza degli occhi, degli sguardi nella comunicazione.

Il nonprofit ci abitua a questo, anche se a volte ne abusa. Chi ha un approccio soft si concentra sul dopo-problema e ci mostra sguardi allegri, sguardi che ringraziano. A volte colpiscono gli sguardi di speranza di chi già intravede una via d’uscita da una situazione difficile.

Altre volte, cercando lo shock, si punta sullo sguardo sofferente, disperato, di chi si sente abbandonato e senza possibilità di riscatto dalla sofferenza.

Questi comunque, nell’uno e nell’altro caso, sono tutti occhi e sguardi che fanno parte di un contesto problematico che accettiamo come parte della nostra vita e su cui possiamo decidere o meno di impegnarci.

Poi ci sono gli occhi alieni.

Gli occhi e gli sguardi di chi si fatica ad incasellare in un contesto accettabile, di riflessione, di dialogo; sono gli occhi che ci spingono al rifiuto, che ci comunicano cose sbagliate, cose al di fuori delle logiche difficili ma comprensibili che siamo pronti ad affrontare.

Sono gli occhi e lo sguardo sprezzante ed irridente di Cesare Battisti, visto sulle TV e i giornali durante le feste, le feste che omnestamente in parte ci hanno rovinato.

E poi ci sono gli occhi distrutti dalla chirurgia plastica e ormai non più umani di Patty Pravo, che dal palco televisivo di Capodanno cercava pateticamente di opporsi al declino fisico ed artistico col solo risultato di trasmettere una grande tristezza ed un senso di cose sbagliate, di apparenza innanzi tutto e zero sostanza.

Sono sempre occhi, ma la differenza fra gli uni e gli altri non è mai apparsa così abissale.

PC – C.E.

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