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Quarantanove: maratona o 100 metri?

La raccolta fondi purtroppo è una maratona,

Non può essere altro, se deve essere stabile, solida, credibile.

Invece i gruppi di volontari che si trovano attorno ad un tavolo per impostare un progetto di raccolta fondi sono quasi sempre fatti di centometristi.

L’entusiasmo è tanto, la voglia di fare è palpabile, la fantasia galoppa……

“Facciamo, facciamo, facciamo”…queste sono le parole che si sentono. “Meno chiacchiere più fatti. Concretezza, concretezza”.

Tutto giusto, senonchè il senso di vuoto che resta dopo una attività intensa che però non ha portato il risultato che ci si aspettava, oppure ha costituito un primo piccolissimo passo in avanti ma ora ci si è aperta davanti l’infinità delle altre cose da fare e il traguardo è lontano, lontanissimo……questo è il feeling che manca in queste riunioni, la cosa che dobbiamo tenere in considerazione per porre tutto nella giusta prospettiva. Sarebbe importante vedere il percorso fino all’obiettivo finale, non un episodio alla volta.

La magra soddisfazione di avere fatto qualcosa subito, rispetto al grande successo, molto più lontano nel tempo, di avere portato a casa l’obiettivo finale.

C’è poco da fare: una costruzione è tanto più solida quanto più accurata è stata la progettazione e ineccepibile la realizzazione.

Inoltre non dimentichiamo il fattore efficacia: il trucco in fondo è azzeccare quel 20% di attività che ci porteranno l’80% del risultato e centellinare le risorse, così scarse e quindi preziose nel nonprofit.

Mitizzare l’azione a tutti i costi e subito, in contrapposizione al tanto temuto “fare della teoria”, “perdere tempo”, spesso risulta essere meno produttivo che non un po’ di sane chiacchiere.

PC – C.E.

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