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Sessantaquattro: Morte dell’organizzazione / 1

Un tema sgradevole, di cui non si vorrebbe mai parlare…

Però è un dato di fatto: le organizzazioni nascono e le organizzazioni muoiono, anche se dei lieti eventi si tende sempre a parlare di più e degli altri invece si cerca di non parlare.

La morte spesso è lenta e dolorosa, dovuta all’incapacità di adattarsi a un contesto esterno in rapido mutamento.

Autoreferenzialità, incapacità di leggere e percepire i segnali che ci vengono da fuori, incapacità di staccarsi da una routine tutto sommato confortevole… Tante sono le situazioni pregresse, fino a che si giunge a un punto di non ritorno.

Ci è capitato di incontrare un’organizzazione proprio in questa situazione: brave persone, paralizzate dal terrore, atterrite dal progressivo sbriciolarsi di ogni certezza, dal venire meno di ogni punto di riferimento su cui da anni e anni si era contato.

Ne abbiamo incontrate anche altre apparentemente più tranquille ma ugualmente pericolosamente vicine all’orlo del precipizio, prigioniere di schemi mentali vecchi e ormai insostenibili, convinte di fare bene e di innovare e invece inconsapevolmente bloccate nella ripetizione di una routine ormai inadeguata.

Nell’uno e nell’altro caso, come consulenti, ci siamo chiesti che cosa potevamo fare: cercare di procrastinare una fine certa, oppure spingere da subito le persone verso il cambiamento, accelerando la fine inevitabile di uno schema che non funziona più e mettendo in cantiere qualcosa di nuovo e di diverso?

Una scelta difficile, che deve fare i conti con la sensibilità delle persone, con le loro storie e l’obbligo di non fare spegnere la scintilla, non mortificare il sogno.

Spesso ci sono problemi anche più concreti e immediati come il venire meno di posti di lavoro e la cessazione di servizi utili.

La raccolta fondi per noi è sempre stata l’arte (se vogliamo definirla tale) di incanalare le energie positive e i sogni delle persone su binari di sostenibilità, mettendo un po’ di prosa al servizio della poesia.

È un compito a volte ingrato, che ci costringe a smorzare slanci di generosità e richiamare all’ordine persone poco abituate alla disciplina.

Trovare questo compromesso e renderlo percorribile rappresenta una grande sfida che non finisce mai.

PC / C.E.

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