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Sessantasei: Vivere di (sole) scadenze

Fare, fare, fare… Il movimento perpetuo genera l’illusione di progredire.

E il planning non ha contenuto, è solo una sequenza martellante di scadenze.

1 minuto di strategia, al massimo, poi per il resto solo date e chi-fa-cosa.

La frenesia del fare sempre e comunque porta a delle to-do-list che sono svuotate di significato, sono solo un modo per spingere le cose avanti, magari un po’ alla rinfusa, e per mettere pressione sulle persone.

Purtroppo ci sono organizzazioni che agiscono in questo modo, dirette da un leader carismatico che confonde la reattività e l’iperattivismo con l’efficacia.

Queste al contrario sono le organizzazioni che rischiano di essere più inefficaci, in quanto ciò che riescono a costruire non ha basi solide e spesso poggia solo sull’abnegazione dei collaboratori e su circostanze favorevoli.

Appena si esaurisce il filone delle attività già consolidate e quello di nuove attività che possano essere facilmente messe in cantiere, di colpo si percepisce una specie di vuoto e il leader dichiara di essere stato lasciato solo.

Come dare una mano?

PC / C.E.

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