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Settantotto: Storytelling delle piccole cose

Parlando con un amico che si occupa di storytelling a livello professionale ci si trova a discutere di come nasce una storia importante, una storia che valga la pena di essere raccontata… e risulta chiaro che a volte sono piccole cose, addirittura dettagli, che possono essere il punto di partenza e il cuore della storia.

A volte basta uno sguardo, una mano, un unico concetto espresso con poche parole… un momento cruciale che riassume in un attimo una vita intera.

Stiamo vivendo un’epoca di quantità, non di qualità. Siamo schiacciati da valanghe di informazioni e di stimoli. In parte questo è dovuto all’incredibile rumore di fondo che genera Internet.

Da un lato ci vengono offerte grandi opportunità di conoscenza e di dialogo, dall’altra c’è la fatica continua di orientarsi, selezionare, valutare.

Se c’è molto materiale su cui lavorare ci sentiamo più tranquilli, tanto la logica della quantità é diventata predominante.

Invece “less is more”, come diceva il famoso architetto e designer Mies van der Rohe, e questo vale tanto più oggi. Nello storytelling la quantità non è mai sinonimo di risultato finale efficace, anzi…

La capacità di focalizzarsi su pochi aspetti rilevanti ed esaltarne il valore e il significato diventano la priorità assoluta.

Il “meno” è veramente un PLUS… semplificare, sfrondare, isolare per valorizzare meglio.

Andiamo al cuore delle storie e delle situazioni e impariamo a valorizzare quel piccolo nucleo di significato predisponendo tutto attorno spazio bianco, silenzio, atmosfera sospesa… questa è la strada giusta!

PC / C.E.

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