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Settantanove: Viva l’artigianato, abbasso l’artigianato!

É ammirevole il modo in cui tante organizzazioni nonprofit si danno da fare per ovviare con l’entusiasmo e la dedizione al budget insufficiente e alla mancanza di competenze interne adeguate.
Lo si vede nella gestione dei Data Base, dove ci si organizza in mille modi con file Excel, programmini open source o al più Filemaker o Access. Lo si vede nella comunicazione, dove l’amico o il parente cercano di dare una mano con risultati spesso al limite della presentabilità e i pieghevolini predisposti con Publisher risultano a volte imbarazzanti.
Lo si vede sul web, lo si vede nella gestione dei numeri, quando 2+2 a volte fa 5 ma tutto sommato basta per farci un’idea di massima…

Sono sforzi che aiutano a superare la fase di start-up e a raggiungere i primi obiettivi.

Poi?

Poi bisogna capire che giunti a un certo punto non solo questi sforzi non bastano più, ma addirittura diventano controproducenti.
Se l’artigianato, il fai-da-te rendono simpatica la piccola organizzazione e tutto sommato vengono accolti con indulgenza, appena le dimensioni cambiano diventano fastidiosi e danno una impressione di poca professionalità, di approssimazione non più accettabile.
La complessità della gestione aumenta e se prima i rischi erano tutto sommato limitati, adesso diventa irresponsabile prenderli sottogamba e non attrezzarsi per gestirli.

La credibilità dell’organizzazione dipende molto dalla capacità di percepire questo limite e gestire un salto culturale al proprio interno. Le sfide cambiano e di conseguenza l’organizzazione deve cambiare.

Fino a un certo punto si è nella categoria dei dilettanti, poi si entra fra i professionisti e i nostri donatori si aspettano da noi una performance adeguata!

PC / C.E.

 

 

 

 

 

 

 

 

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