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Ottantantotto: l’organizzazione obesa

Da sette anni il reality tv americano «Vite al limite» segue il drastico percorso di dimagrimento di persone patologicamente obese (parliamo di 200 o 300 chili), documentando per un anno le varie tappe della dieta e degli interventi chirurgici a cui vengono sottoposte.  Protagonista della serie, trasmessa in Italia da Real Time, è il dottor Nowzaradan diventato ormai una star sul piccolo schermo e sul web, un antidivo dall’espressione sempre uguale, tenace e battagliero.

 

La cosa che colpisce di più è vedere queste persone che da un lato si dichiarano consapevoli del problema (sanno di rischiare la vita, in certi casi), dall’altro appena possono continuano a mangiare in modo incontrollato cibo-spazzatura in quantità impensabili.

Quante organizzazioni fanno la stessa cosa?

Consapevoli di dovere cambiare, consapevoli dei rischi del non cambiare, rientrano rapidamente nella loro zona di comfort abbuffandosi di hamburger, patatine e bibite gassate, cioè dei soliti modi di fare le cose.

Non sono obese chiaramente, ma hanno gli stessi problemi di queste persone obese viste in TV.

Sono spesso organizzazioni statiche, chiuse in se stesse, convinte che se le cose non vanno la colpa sia sempre di qualcun altro. A volte sembra che ignorino che il mondo fuori non è più lo stesso di 20 o 30 anni fa.

Si fanno domande, ma non cercano risposte in modo convinto. Diciamo che già il solo fare domande placa le loro coscienze e tutto rimane com’è.

E non vogliono cambiare nulla naturalmente, anche se a parole tutti i giorni ripetono “lo sappiamo, aiutaci a cambiare”.

PC / C.E.

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