La domanda può sembrare strana, e la risposta ovvia.
Però in parecchi casi che si presentano nella pratica la cosa va presa sul serio.
Vediamo 3 casi reali che possono chiarire i termini della questione.
Organizzazione nonprofit di media dimensione, dotata di un CRM piuttosto diffuso sul mercato. Alla domanda “che dati utilizzate?” la risposta è “possiamo avere tutto quello che vogliamo”.
Cercando di capire meglio la situazione emerge che circolano tanti dati, ma senza alcun criterio, perché in realtà i dati vengono usati per blande consuntivazioni spot e non vengono usati per decidere né per pianificare.
L’impressione è che al consiglio direttivo piacciano tabelle e diagrammi colorati…quanto al significato di tutti quei numeri…nebbia totale.
Consiglio: ridimensioniamo e partiamo dall’ABC.
Nuovamente una organizzazione di medie dimensioni, anche in questo caso dotata di un CRM piuttosto diffuso sul mercato.
Per analizzare e programmare la raccolta fondi vengono usati perlopiù numeri di provenienza contabile. Dal CRM ci viene detto che è impossibile ottenere dati stratificati per fasce economiche e così pure è impossibile (?) ottenere consuntivazioni per tipologia di target.
Di fatto manca la consapevolezza della struttura della raccolta fondi o quantomeno della struttura di un sistema di misurazione.
Il fornitore interpellato conferma che “si può fare tutto” (tipica non-risposta, perché non lo si è fatto prima allora?) e propone (a pagamento) un sistema di business intelligence che in effetti può estrarre qualunque tipo di dato ma non ti sa dire cosa ti serve, perché questo va stabilito a priori e non dipende dal software.
Consiglio: riflettiamo, osiamo un po’ di più e rendiamo le nostre analisi più sofisticate, un passo alla volta.
Organizzazione piccola ma molto dinamica e orientata alla tecnologia.
Produce bellissimi prospetti, con una serie di dettagli tali che già a prima vista sembrano sospetti. Dubbio: “non è che per eccesso di attenzione al dettaglio perdono di vista il quadro complessivo?”.
Tipico caso in cui la reportistica è stata strutturata con criteri contabili e non gestionali; dove si bada al centesimo ma non si sa esattamente che cosa si sta misurando e soprattutto perché.
Consiglio: spendiamo più tempo ed energie a chiarire che cosa rende più efficace il nostro fund raising e concentriamo le energie e l’attenzione su quegli aspetti.
Come si vede quindi non c’è una risposta univoca, molto dipende dal tipo di organizzazione, dagli obiettivi e dagli strumenti a disposizione.
In generale non è che manchino i dati, il problema è che mancano i dati che servono oppure non li si sa interpretare correttamente!
In conclusione: meglio POCHI DATI purché siano quelli che servono!
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