Fare, fare, fare… Il movimento perpetuo genera l’illusione di progredire.
E il planning non ha contenuto, è solo una sequenza martellante di scadenze.
1 minuto di strategia, al massimo, poi per il resto solo date e chi-fa-cosa.
La frenesia del fare sempre e comunque porta a delle to-do-list che sono svuotate di significato, sono solo un modo per spingere le cose avanti, magari un po’ alla rinfusa, e per mettere pressione sulle persone.
Purtroppo ci sono organizzazioni che agiscono in questo modo, dirette da un leader carismatico che confonde la reattività e l’iperattivismo con l’efficacia.
Queste al contrario sono le organizzazioni che rischiano di essere più inefficaci, in quanto ciò che riescono a costruire non ha basi solide e spesso poggia solo sull’abnegazione dei collaboratori e su circostanze favorevoli.
Appena si esaurisce il filone delle attività già consolidate e quello di nuove attività che possano essere facilmente messe in cantiere, di colpo si percepisce una specie di vuoto e il leader dichiara di essere stato lasciato solo.
Come dare una mano?
PC / C.E.