Sempre più spesso leggiamo sul web consigli più o meno fantasiosi su come produrre contenuti che “piacciano all’algoritmo”. Che si tratti di Facebook, di Instagram o Twitter poco cambia…dobbiamo avere ben presente che la visibilità e l’impatto di ciò che produciamo dipenderà da un set di regole perlopiù a noi ignote, e in continuo cambiamento.
Al di là della bizzarria della cosa, cioè del doversi preoccupare di una specie di interlocutore nascosto che dà giudizi su ciò che scriviamo e decide se gli piace o no, sorge spontanea una domanda: fino a che punto il gioco vale la candela? Cosa vale la pena fare pur di raccogliere fondi?
Distinguersi o adeguarsi?
Prendere le distanze o accodarsi?
Quanto tempo vale la pena di perdere cercando di aggiornarsi sulle ultime novità introdotte nell’algoritmo (attività che peraltro è alla base di una nutrita attività di formazione)?
Forse la chiave di tutto è utilizzare i social per fare ciò per cui sono stati concepiti, cioè socializzare, e tutto il resto vada come vuole…
Dispiacere all’algoritmo? Certo, perché no?