I case study sono piacevoli (perché quasi sempre positivi).
Sono comodi (non dobbiamo fare nulla, solo ascoltare).
Sono rassicuranti (“basta fare come loro dopotutto”).
Sono portatori di idee (“non ci avevo proprio pensato!”)
Sono ammirevoli (“ma guarda che cifre!”)
Peccato che spesso il tutto si risolva in uno show personale di qualcuno che ama il palcoscenico e che finito lo spettacolo non rimanga nulla.
I case study che servono sono quelli complicati, controversi, con tante opzioni da valutare, su cui esercitarsi e sbattere il muso. Case study vicini alla nostra realtà, che trattano di situazioni che stiamo vivendo giorno per giorno…
Qui si impara qualcosa, lì si deve solo applaudire lo show…Qui si lavora in gruppo su problemi seri, lì senza accorgersene si è preda di una strategia di marketing.
Sì perché forse tendiamo a dimenticarcene ma i case study sono innanzitutto strumenti per vendere qualcosa. Che sia un servizio oppure l’immagine vincente di qualcuno, poco cambia.
Che noia…alla fine sono sempre le solite storie senza un finale che ci possa servire veramente.